Ho conosciuto Emo Design al Salone del Mobile 2018, allo stand Scarabeo al Salone Bagno.

Sono stata immediatamente incuriosita dall’approccio dello studio, molto giovane, ma nonostante questo strutturato come una piccola azienda.

Ho osservato i loro prodotti, ho guardato attentamente il loro sito, e dopo alcuni scambi di mail con Marta, account executive dello studio, abbiamo fissato un’intervista con Carlo, uno dei fondatori dello studio.

Ero curiosa di sapere cosa significa avere oggi uno studio così strutturato: volevo capire quanto ci fosse del mondo patinato del design e quanta invece fosse l’influenza dell’industria.

emo design studio intervista

Il primo studio ai piedi delle montagne

Raccontatemi Emo design dall’inizio. Quanti eravate? Qual è stata la prima conversazione tra Lukasz e Carlo per decidere di fondare uno studio di design?

Nel 2008, quando abbiamo fondato lo studio, eravamo in tre. Io, Lukasz e Francesco, la persona che ci ha fatto conoscere. Un amico di famiglia per me ed un compagno di scuola e di lavoro, per Lukasz. La decisione di fondare Emo design è partita da loro. Lavoravano insieme per un noto studio di design a Vienna. Lukasz si stava già distinguendo come designer. Lo avevano capito bene anche in quello studio, dove, sebbene fosse ancora molto giovane, gli erano già stati affidati dei progetti importanti. Aveva iniziato a partecipare a qualche concorso di design e si era aggiudicato il primo premio al concorso organizzato da Lorenz per il suo 75° Anniversario, premio che successivamente gli fece vincere l’Idot nel 2009.

Lukasz e Francesco avevano deciso di aprire il loro studio ma ancora non sapevano dove e come. Sapevano di essere dei bravi designer ma avevano bisogno di una figura in grado di gestire il business, e così Francesco pensò a me, che lavoravo nel marketing di un gruppo edile già con un contratto a tempo indeterminato.
Tra incertezze ma anche grandi aspettative decisi di accettare e di iniziare questa avventura.

Ancora non avevamo scelto da dove iniziare ma io avevo una piccola casa a Fregona, un paesino ai piedi delle Prealpi Trevigiane. In poco tempo l’ho sistemata mentre contestualmente Lukasz e Francesco si trasferirono da Vienna e quello fu il nostro primo vero studio: una stanza tre metri per tre dove conservo bellissimi ricordi.

 

 

Emo design oggi

emo design intervista

E oggi invece che cos’è Emo design? Come sono gli spazi in cui lavorate? Quanti siete?

Nel 2010 ci siamo trasferiti a Vittorio Veneto, altra cittadina ai piedi delle Prealpi dove oggi viviamo. In una vecchia filanda il comune aveva realizzato un incubatore dedicato alle giovani realtà imprenditoriali del territorio e quella è stata la nostra prima sede a Vittorio Veneto nella quale abbiamo iniziato a lavorare con altre persone.

Oggi il nostro studio (speriamo quello definitivo) si trova sempre a Vittorio Veneto lungo le sponde del fiume Meschio, da cui si gode di un panorama mozzafiato che spesso ci aiuta a trovare momenti di relax. Siamo un team di dieci persone, di cui cinque industrial designer, un transportation designer, due grafici/UX, un account ed una persona che segue la comunicazione e le questioni burocratiche, a cui si aggiungono a rotazione degli stagisti provenienti principalmente dall’estero anche se abbiamo delle convenzioni con lo IUAV di Venezia e alcune scuole superiori della zona. Inoltre abbiamo una persona che segue per Emo lo sviluppo del business in Cina, dove stiamo lavorando sempre di più.

A Vittorio Veneto abbiamo ristrutturato un vecchio edificio di fine ‘800, un tempo adibito a fabbrica artigiana, nel quale abbiamo ricavato degli spazi open space. Si tratta di una tipica struttura industriale esempio delle prime fabbriche che sorgevano lungo il fiume con buona probabilità per sfruttare la forza dell’acqua e muovere i macchinari per produrre carta o seta. E’ uno spazio molto accogliente e anche piuttosto coerente con il nostro modo d’essere: professionale ma easy 😉

emo design studio intervista

emo design studio intervista

Se vi dico design italiano, qual è la prima immagine che vi viene in mente?

Parentesi, Achille Castiglioni.

mizu emo design studio intervista

mizu emo design studio intervista

Modus operandi

Cosa succede quando un cliente vi chiede un progetto? Qual è l’iter progettuale? Chi partecipa? Quanto dura? 

Capita che il cliente ci chieda un progetto ma anche che noi stessi ci presentiamo al cliente. Partecipiamo a moltissime fiere durante le quali stringiamo nuovi contatti e ci aggiorniamo sulle tendenze di mercato in settori merceologici molto differenti che ci permettono di portare innovazione anche attraverso la contaminazione.

Il processo progettuale si articola in modo molto semplice. Riceviamo un brief, lo discutiamo insieme, Carlo trasferisce le informazioni rilevanti sull’azienda, gli obiettivi ed i valori della stessa e da queste premesse inizia la fase di ricerca e condivisione di idee a cui segue una fase di disegno manuale. A questo punto facciamo dei brainstorming interni e scegliamo le direzioni da seguire, modelliamo 3D, prepariamo i render ed infine assembliamo la presentazione finale. Sembra facile e veloce ma in realtà a volte è piuttosto caotico.

Siamo tutti coinvolti nel processo creativo perché siamo convinti che ciascuno possa portare un punto di vista differente, per questo anche lo stagista appena inserito partecipa a tutte le fasi del progetto. La durata varia in base alla complessità del progetto, in ogni caso siamo consapevoli di essere molto veloci e sviluppiamo almeno una quarantina di progetti l’anno, alcuni più complessi, altri meno.

Vediamo e sentiamo che i nostri clienti sono soddisfatti, i prodotti e le soluzioni che proponiamo funzionano e molto spesso generano ottimi risultati economici. Ovviamente questo ci rende orgogliosi e ci carica molto.

 

toba emo design studio intervista

toba emo design studio intervista

Arte e Design

Una domanda che faccio sempre: qual è per voi la differenza tra arte e design?

È totale! L’arte è ispirazione onirica, sogno, volontà di comunicare un messaggio attraverso la provocazione.

Il design, come lo intendiamo noi è pensiero, progettazione, interpretazione creativa. I nostri progetti non nascono mai a caso, da un sogno o da una fantasia. Nascono da un’attenta analisi dell’azienda e del mercato, dalle necessità della stessa, dall’interpretazione dei valori che vuole comunicare. Per questo motivo sono unici e soprattutto non sono “riciclabili”, perché non partiamo mai dall’oggetto ma dalla necessità.

A nostro avviso uno dei grandi errori dei giovani designer è quello di realizzare un prodotto sperando che piaccia a qualcuno. In questo modo nascono prodotti slegati dai valori dell’azienda che possono forse generare un buon ritorno iniziale ma non durare nel tempo.

>>> Leggi le altre interviste

hug emo design studio intervista

falmec sophie emo design studio intervista

emo design studio intervista

dama emo design studio intervista