INTERVISTA A MALVA | UNA CONVERSAZIONE SU ILLUSTRAZIONE, VIAGGI E BOTANICA

Mi sono imbattuta nelle illustrazioni di Martina puramente per caso e mi ci sono subito ritrovata. Sarà per il sapore delicato e un po’ malinconico, sarà che raccontano di grammofoni, cuori, viaggi e ombrelli; o forse, inspiegabilmente e senza motivo, esistono immagini che ci parlano più di altre.

Martina ha di recente dato vita ad alcuni progetti frutto del suo gusto e talento delicati: Abbecedario illustrato per i Viaggi in solitaria e Florache grazie alle atmosfere oniriche che evocano, sembrano farci credere per davvero che il mondo in cui vive Martina sia quello da lei disegnato.

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Chi è Malva?

Malva è una persona che ha trovato nel viaggio il modo di conoscere se stessa ed il mondo che la circonda, e nell’illustrazione il mezzo per esprimerlo.

Ho trovato nel tuo Abbecedario Illustrato dei viaggi in Solitaria una bellezza particolare. Che legame ha con la tua esperienza? Come è nato?

A 19 anni ho iniziato a viaggiare da sola e, grazie alla mia mania di appuntare quello che provo o che vedo, da ogni viaggio ho portato a casa un’agenda piena zeppa di ricordi. Dopo averli riletti, ho sentito il bisogno di esprimere le sensazioni provate durante i viaggi in solitaria. Siccome il mio modo di comunicare con gli altri è quello di disegnare, ho raccolto le parole chiave più significative per illustrarle e fare in modo che anche altre persone possano sentirle proprie.

 

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“Siccome il mio modo di comunicare con gli altri è quello di disegnare, ho raccolto le parole chiave più significative per illustrarle e fare in modo che anche altre persone possano sentirle proprie”.

Come studentessa di storia dell’arte sono un po’ deformata professionalmente e mi domandavo quali fossero le fonti visive da cui attingi per le tue illustrazioni. Insomma, c’è un artista il cui tratto ispira in modo particolare il tuo modo di lavorare?

Non saprei dirne uno, credo che le mie illustrazioni siano influenzate da tutti gli artisti che sono passati nella mia vita; anche solo attraverso una mostra, una copertina, un’immagine. Non attingo da una fonte in particolare, ma il mio stile è frutto dell’arte che vedo tutti i giorni nella vita quotidiana e che man mano lo ha plasmato.

Dove trovi l’ispirazione per il contenuto delle tue illustrazioni?

L’ispirazione per me arriva da ogni piccola cosa: dagli oggetti che mi circondando, le persone che incontro, le sensazioni che provo. Per quanto riguarda gli oggetti, sono ossessionata da vestiti, libri, oggetti di seconda mano, dai mercatini vintage e dai ricordi per la storia che portano con sé. Questo ha contribuito a definire il mio stile e far vivere le mie illustrazioni in un’atmosfera rétro.

Adesso stai lavorando a un nuovo progetto, Flora, è geniale il legame che sei riuscita a tracciare tra piante e umani. Mi racconti come sei arrivata a elaborare quest’idea?

Ho imparato ad amare la flora grazie a mia madre. Proprio sfogliando i suoi libri di botanica, mi sono resa conto che i significati attribuiti alle piante potrebbero essere le caratteristiche di una persona. Credo in un legame stretto tra l’uomo e la natura, e per questo ho deciso di realizzare Flora e dare la possibilità ad ognuno di rispecchiarsi in una pianta.

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“…sono ossessionata da vestiti, libri, oggetti di seconda mano, dai mercatini vintage e dai ricordi per la storia che portano con sé”.

Descrivi le tue illustrazioni a una persona che non può vederle.

Le mie illustrazioni sono date da una linea semplice e delicata, posta in un’atmosfera rétro. La rappresentazione cerca di esprimere le emozioni umane in modo surreale, in modo che ognuno possa dare la propria interpretazione e sentirle proprie in base alle esperienze passate.

Artemisia Vulgaris del progetto Flora è forse una delle illustrazioni che più mi ha colpito. A chi la regaleresti?

Nel mito si racconta che l’Artemisia sia stata donata alle donne dalla Dea Artemide, da cui prende il nome, per rendere il ciclo mestruale regolare e per aiutare nei parti difficili. Per me infatti Artemisia Vulgaris è un omaggio alla donna, a tutte le donne ed alla loro forza.

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A cosa pensavi mentre elaboravi T – Trovare qualcosa che mancava dell’Abbecedario?

Come tutte le altre lettere dell’abbecedario, anche la T non ha un significato solo. Indica un concetto generale che ognuno può intendere come meglio preferisce e renderlo proprio. Per me “trovare qualcosa che mancava” è un tema che ha accompagnato tutti i miei viaggi in solitaria. Liberarsi dall’abitudine di stare sempre in compagnia di qualcuno e partire da sola, mi ha permesso di scoprire tanti aspetti di me stessa che soffocavo involontariamente.

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Unprogetto è soprattutto un blog di design d’interni, quindi sono curiosa di sapere qualcosa in più sulla tua casa. Qual è il tuo angolo preferito e perché?

Potrebbe essere scontato ma il mio posto preferito in casa è la mia camera. Ho posizionato la scrivania proprio di fronte al balcone perché quando lavoro mi rilassa vedere i tetti degli altri edifici. Un album da disegno, una tazza di tè, della musica ed entro nel mio mondo.

Come sarebbe la casa dei tuoi sogni? (O se ne hai più di una, le case dei tuoi sogni).

Essendo una grande appassionata dei paesi nordici, il mio sogno sarebbe avere una casa in quello stile. Mi immagino linee pulite ed essenziali, materiali naturali come legno o pietra, piante e bianco ovunque.

 

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Scritto da |2018-03-21T10:03:39+00:00marzo 21st, 2018|Categorie: ARTE, PERSONE|Tags: , , , |0 Commenti

Conosci l'autore:

Cecilia studia Arti Visive allo IUAV di Venezia, non sa cosa fare da grande, ma ama l'illustrazione, l'editoria, il design e i progetti portati a termine con amore.

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