Dopo gli studi a Milano, Guglielmo Poletti (1987) ha conseguito un Master in Contextual Design alla Design Academy di Eindhoven, dove attualmente risiede. “’Come molti designer provenienti da questa scuola, la sua ricerca è contraddistinta da un approccio sperimentale”, spiega Rossana Orlandi. “Ma quello che mi ha colpito nel suo lavoro è la semplicità portata all’estremo, al punto da diventare elemento caratterizzante e intrinseco”.

Intervista a Guglielmo Poletti Rising Talent Award

Guglielmo mi racconta perché ha deciso di trasferirsi in Olanda e cosa l’Olanda è in grado di offrirgli rispetto al panorama italiano.

L’intervista a Guglielmo Poletti

Se ti dico design italiano, qual è la prima immagine che ti viene in mente.

In realtà, se mi parli di design italiano, penso subito al fatto che io viva in Olanda, proprio perché ho cercato un’alternativa alla definizione del design italiano: in Italia c’è l’eredità dei grandi maestri che ogni tanto può essere molto opprimente. In Olanda ho trovato la libertà dai canoni progettuali e dalla metodologia che in Italia è ancora molto rigida.

Qual è la differenza tra arte e design?

Credo che questo sia principalmente un discorso di etichetta. Per me, che in questo momento faccio oggetti a edizione limitata con gallerie, il design è piuttosto astratto e simile alla scultura; mentre nel campo della produzione industriale il design si fonda su criteri differenti. Oggi il mondo del fine art si sta avvicinando molto a quello delle gallerie, quindi direi che la differenza è fatta più da criteri che da etichette.

Come definiresti il tuo lavoro?

Sono molto interessato ai criteri progettuali che ruotano intorno alla costruzione di un dettaglio da cui poi nasce tutto il lavoro. Quando disegno parto da un dettaglio e intorno a quel dettaglio costruisco tutto il progetto cercando il limite del materiale e il limite della semplicità come complessità risolta.

Qual è l’oggetto di casa tua a cui sei più affezionato?

Uno sgabello che ho portato dal Taiwan due anni fa: è l’oggetto più supernormal possibile (come direbbe Jasper Morrison) che però ha una patina di uso di diversi anni e quindi porta con sé un’anima tutta sua.

Se potessi rinascere in un’altra epoca, quale sceglieresti?

Direi appena prima della Rivoluzione industriale, all’apice della qualità di vita prima dei grandi casini che l’industria ha portato.

Intervista a Guglielmo Poletti Rising Talent Award

Intervista a Guglielmo Poletti Rising Talent Award

Intervista a Guglielmo Poletti Rising Talent Award

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FEDERICA BIASI

ANTONIO FACCO

MARCO LAVIT NICORA

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FEDERICO PERI

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fotografie di Davide Buscaglia